Circolo Nautico Stabia 1921-1996
Settantacinquesimo della fondazione
A cura di: **Giuseppe D'Angelo**
INDICE
Dal paziente lavoro di lettura e di approfondimento dei documenti, delle cronache d’epoca, dei verbali assembleari, dall’esame di storie e di fatti accaduti anche molti anni fa, nasce questa ricostruzione storica dei settantacinque anni di vita del Circolo Nautico Stabia.
Il mio ringraziamento va a Pippo D’Angelo perché, pur consapevole delle difficoltà che il compito assunto gli riservava, ha accettato con entusiasmo di curare la redazione di questo libro.
Il lettore non solo vi troverà una rigorosa ricostruzione storica dei fatti e degli avvenimenti che hanno segnato in modo indelebile la storia del nostro Sodalizio, ma vi coglierà anche lo spirito che ha animato lo sparuto gruppo di persone che nel 1921 con entusiasmo fondarono il Circolo Nautico, e che ha continuato a pervadere tutti i soci che gli sono succeduti nel tempo. Quello spirito che ha permesso nei difficili anni del dopoguerra la rinascita del Circolo. Ed è grazie all’impegno e all’entusiasmo pionieristico di questi soci benemeriti se il Circolo Nautico Stabia ha svolto un importante ruolo nella vita sociale cittadina e ha conseguito i rilevanti successi sportivi, che costituiscono un vanto non solo per la famiglia sociale, ma per tutta la città di Castellammare.
A coloro che mi hanno preceduto operando nel solco di tale tradizione e a tutti i soci che mi hanno consentito di essere il Presidente del 75° anniversario del Circolo Nautico Stabia va la mia affettuosa riconoscenza.
Spero che questo libro possa rappresentare la giusta spinta a proseguire la tradizione del nostro Circolo con l’entusiasmo e l’attaccamento ai colori sociali, che hanno sempre distinto il socio del Circolo Nautico Stabia.
Antonio Cascone
(Presidente del Circolo Nautico Stabia [1993 - 1996])
Il Circolo Nautico è sempre stato una presenza discreta nel tessuto sociale di Castellammare di Stabia. Sia quando ha accolto nei suoi saloni i terremotati o le aule scolastiche del dopoterremoto, sia quando ha avuto atleti protagonisti di straordinarie imprese sportive. Lo ha fatto con sobrietà, cioè con il suo stile, frutto di una decennale tradizione che ha coltivato nello stesso ambiente sport, cultura e mondanità in un equilibrio invidiabile. Il Nautico è stato un esempio di positiva e civile convivenza tra le diverse inclinazioni e passioni dei suoi soci e tra le diverse inclinazioni e passioni della città. Sono convinto che Castellammare si è giovata spesso in una maniera sostanziale delle attività sociali del Circolo Nautico, anche se esso ha operato con tanto riserbo da sembrare talora defilato dai problemi della città e chiuso in se stesso. In realtà la riservatezza dell’associazione non è mai stata chiusura verso l’esterno, ma solo il desiderio di mantenere un’altra caratteristica peculiare del Circolo Nautico, l’affinità della sua vita associativa alla vita di una vera famiglia, nel caso specifico “la famiglia sociale”.
Sono entrato nel C.N. Stabia nel 1958 come atleta, vi sono rimasto poi come allenatore; conservo un ricordo bellissimo di tanti anni che vi ho trascorso, anche di quelli che furono contraddistinti dalla necessità di confrontarsi con le idee degli altri, diverse dalle mie, perché, come accade in ogni buona famiglia, quegli episodi non hanno lasciato in me nessun risentimento.
Auguro a sempre più numerosi giovani la possibilità di usufruire della mia stessa positiva esperienza, sicuro che nel Circolo vi sarà sempre un gruppo di adulti capace di accoglierli per guidarli verso i valori della sana crescita fisica e mentale. Una volta dissi, e mi piace ribadirlo ora: “Se ogni città avesse il suo Circolo Nautico, per molti giovani la strada verso la maturità sarebbe scevra dei molti rischi che attentano a un integro sviluppo degli adolescenti.”
Giuseppe La Mura
(Direttore tecnico Federazione Italiana Canottaggio)
Va finalmente in porto un progetto che inseguivo da anni: ricostruire la storia del Circolo Nautico Stabia. L’occasione mi è stata data dal 75° anniversario della fondazione del Circolo e la spinta dall’amico Tonino Cascone.
Ma subito si sono manifestate le prime difficoltà. Il Circolo non possedeva un vero e proprio archivio storico, certo non per colpa di qualcuno, ma per le vicende subite in tre quarti di secolo di vita. Le uniche fonti consistevano in alcune foto, qualche atto notarile e un opuscolo stampato nel 1971, in occasione del cinquantenario, con notizie faticosamente raccolte ma rivelatesi, in alcuni punti, in contrasto con i documenti da me ritrovati. Questo accadeva per il passato, mentre esisteva una nutrita documentazione per gli ultimi vent’anni.
Messomi all’opera, ho rintracciato alcuni documenti relativi al Circolo Canottieri Stabiani del 1881 presso l’Archivio Storico del Comune di Castellammare di Stabia. Altri documenti e foto mi erano stati forniti dal dott. Vincenzo Imparato senior, dal cav. Luigi Del Gaudio e dall’ing. Antonio Javarone.
Mi sono, allora, rivolto a vari soci per raccogliere altre foto e ricordi antichi e i risultati sono stati molto confortanti. In particolare, preziosi sono stati i ricordi degli ex canottieri Pierino Cascone e Enzo Cannavale, di Vincenzo Cuomo e Peppe Corcione, che mi hanno fornito anche foto storiche, di Carmen Ingenito a proposito dell’unico equipaggio femminile del Circolo, di Franco Esposito e Giuseppe Abbagnale. Sono, così, affiorati eventi sbiaditi dal tempo e personaggi dimenticati, episodi lieti e momenti difficili, che hanno, comunque, contribuito a tracciare la storia del nostro Nautico, una storia sofferta, ricca di sacrifici e di momenti esaltanti.
La storia di un’istituzione che comunque ha inciso nella vita della nostra città. E noi, anche per questo, siamo orgogliosi di essere i continuatori di una grande tradizione di stile e di sport che è, poi, l’essenza del nostro Circolo Nautico Stabia.
Giuseppe D'Angelo
(Curatore della Pubblicazione)
LE ORIGINI
Le origini del canottaggio nella città di Castellammare di Stabia sono molto antiche e strettamente collegate alla vita quotidiana del popolo. Non sembra inutile, in questa sede, ricordare che Castellammare, una città che ha il mare anche nel nome, non poteva non avere avuto una storia legata al mare. E dal mare, secondo il mito, venne qui Ercole che, dopo aver superato la fatica della cattura dei buoi di Gerione, re delle Baleari, fondò la Stabiae preromana. Lo scrittore latino Silio Italico nel suo lungo poema, in 17 libri, intitolato le Puniche (Punica), sulla seconda guerra tra Roma e Cartagine, svoltasi tra il 219 e il 201 a.C., nel libro XIV, che riguarda l’assedio e la presa di Siracusa da parte dell’ammiraglio romano Marco Claudio Marcello, ai versi 408-9, ricorda la forte gioventù stabiese combattente sulle navi dell’ammiraglio Corbulo contro la flotta cartaginese. Ecco le parole di Silio Italico: (Punica, XIV, 408-9) Irrumpit Cumana ratis, quam Corbulo ductor / lectaque complebat Stabiarum litore pubes. Ossia: “Già s’avventa guidato da Corbulo un naviglio Cumano,/ zeppo di scelta gioventù dei lidi di Stabia.”
Anche se il racconto è stato ritenuto dai critici alquanto leggendario – ma certamente Silio dovette attingere a qualche antico annalista a noi non pervenuto – la notizia della presenza della stabiana pubes sulle navi romane è molto significativa, perché attesta storicamente, negli anni della seconda guerra punica, cioè nel II sec. a.C., l’esistenza della città di Stabiae e la valentia dei suoi rematori.
Anche durante il Medioevo, e particolarmente nel periodo angioino (1266-1442) a Castellammare non solo si costruivano navi ma venivano richiesti i suoi rematori per l’armata reale.
Il Circolo Canottieri Stabiani
Le prime notizie, però, sull’esistenza del canottaggio, così come oggi lo concepiamo, risalgono agli anni intorno al 1870. In quel periodo, infatti, la nobiltà meridionale continuava l’abitudine secolare di trasferirsi d’estate a Castellammare, nelle splendide ville che facevano da cornice all’antica residenza borbonica di Quisisana. I giovani rampolli di tali famiglie, Acton, Caracciolo, Ruffo, Paternò, Capece, praticavano lo sport del remo nei circoli napoletani e durante il periodo estivo organizzavano regate a Castellammare.
Non desti meraviglia, pertanto, se il 1° giugno del 1881 si costituisce in città il Circolo Canottieri Stabiani su iniziativa di Giovanbattista Gallone, principe di Moliterno, di Marsiconovo e di Tricase. Giovanbattista Gallone fu uomo di mondo, come suol dirsi, frequentatore dei migliori salotti d’Europa, animatore, come riferiscono le cronache, delle estati stabiesi. Tra le tante iniziative di cui fu promotore, vi fu anche quella della fondazione del Circolo Canottieri Stabiani. Difatti in data 20 luglio 1881 invia all’amministrazione comunale una missiva nella quale comunicava la costituzione “…del Circolo Canottieri Stabiani, recentemente istituito in questa città, nello scopo di animare la gioventù all’esercizio del remo e in conseguenza alle regate. Sviluppare, nelle giovani generazioni, il gusto delle cose marittime torna utile a loro e all’Italia; già in molti luoghi, sorgono simili società, accolte col plauso generale. Oltre all’opportunità nazionale di questa istituzione, essa offre pure alla Città dei vantaggi materiali, contribuendo ad aumentare il concorso della villeggiatura, col rendere più brillanti le nostre regate.“
Certo il principe non avrebbe mai immaginato che, a distanza di un secolo, il canottaggio stabiese sarebbe stato coronato dell’alloro mondiale e olimpico.
Va chiarito subito che il Circolo fu fondato da stabiesi o comunque da residenti in città, come si evince dall’art. 30 dello Statuto Sociale: “Le persone, che non hanno stabile dimora in Castellammare, potranno essere invitate a frequentare il Circolo per giorni otto, dietro domanda di un socio, e con l’approvazione del Consiglio Direttivo.“
Le regate di canottaggio organizzate dal Circolo Canottieri Stabiani riscossero negli anni tale successo di pubblico, che molti vollero cimentarsi in tale nuova disciplina, che così da sport d’élite divenne man mano largamente popolare. Un po’ come è successo anche per il tennis.
Dall’annuario del Regio Yacht Club Italiano risulta che nel 1884, cioè tre anni dopo la costituzione del Circolo Canottieri Stabiani, in Italia esistevano soltanto altre cinque società di Canottaggio e la stessa Federazione si costituirà a Torino soltanto nel 1888. Il guidone del circolo era rappresentato da una bandiera rettangolare con strisce verticali gialle e blu, i colori della città. La tassa d’iscrizione era di dieci lire e la quota mensile di tre lire. Le prime iole furono costruite nei cantieri del costruttore navale Gennaro Bonifacio, socio del sodalizio. Il primo Presidente fu appunto il principe Giovanbattista Gallone.
Il Circolo Nautico Stabia
All’inizio del nuovo secolo XX si perdono le notizie del Circolo Canottieri Stabiani, anche se qua e là nei documenti si parla sempre di regate e, in particolare di quelle organizzate nel mese di settembre del 1920 da un non meglio identificato Circolo Sportivo, che riceve per l’occasione un contributo “quale concorso del Comune per l’assegnazione di premi ai vincitori delle regate, che abitualmente sogliono farsi tutti gli anni in questo mese.“
LA FONDAZIONE DEL 1921
E difatti “con la data del 23 maggio 1921 è costituita a Castellammare di Stabia una Società denominata Circolo Nautico Stabia“, con sede in via Bonito, costituita da “una palazzina in legno e muratura costruita a spese della Società (dei Magazzini Generali) nel 1920 sulle banchine del porto di Castellammare di Stabia, all’unico scopo di creare nella gioventù stabiese la passione dello Sport Remiero“.
Il relativo Statuto fu approvato dall’Assemblea Generale dei soci il 27 maggio successivo.
Ma diamo la parola al dott. Vincenzo Imparato senior, che una decina d’anni fa mi regalò un suo manoscritto relativo alla nascita del Circolo, e da cui attingeremo anche in seguito.
“Il Nautico – scrive il dottore Imparato – aveva tratto vita dalla benemerenza del comm. Carlo Enrietti che nel fervore realizzativo dal quale fu animato concepì l’idea di far convergere in una istituzione associativa, coronata da fucina atletico-sportiva, quanti nel mare e per il mare intravedevano la continuità delle storiche e gloriose tradizioni di questa nostra cara e tanto amata città. Il Comm. Giuseppe Cozzolino, gestore di un’Agenzia Navale sita a via Bonito e fattivo operatore dei traffici portuali, raccolse il viatico del grande e purtroppo obliato promotore Enrietti e ne realizzò il progetto avvalendosi della coadiuvazione di illustri concittadini e degli apporti di industrie e Comandi Marina, compartecipi a che il guiderdone gialloblù dei Canottieri Stabiani del 1881 risplendesse nuovamente al sole e trionfasse nelle competizioni marinare.
L’austerità del Comm. Cozzolino, primo Presidente del sodalizio, concorse, è vero, alla determinazione di un fasto sociale, al collegamento di vincoli con i circoli dell’hinterland Savoia, Napoli, Italia e successivamente Giovinezza, ma costituì ineluttabilmente anche i prodromi di conseguenze verificatisi poi nel decorso degli anni, conseguenze facenti anch’esse parte di una cronistoria da non essere omesse e tantomeno essere distorte ammantandole con gli orpelli.
Sebbene tredicenne nel 1921, da quell’età m’è rimasta impressa la cerimonia inaugurale, vista dall’esterno, e il battesimo delle imbarcazioni (due, se ben ricordo) in dotazione del club. Fu una suggestiva festa anche per Castellammare poiché il mare pullulò di eleganti, slanciati cutters, motoscafi velocissimi dei circoli napoletani e il loro ancoraggio nello specchio d’acqua antistante la Marinella fu una visione bellissima per la folla stabiese assiepatasi ad assistere le manovre di ormeggio e lo sbarco di personalità, leggiadre dame e distinti appartenenti ai ceti della Napoli nobilissima, signorile.
Fedelissimi i commenti di stampa sull’eccezionale evento mondano-sportivo ampiamente riportato dai quotidiani e coronato nei “Mosconi” da copioso elenco nominativo degli intervenuti alle nozze del plesso canottieri stabiesi con la pratica di mare.
Primo equipaggio sceso in acqua in iole a quattro, gli indimenticabili Nino Natale (capovoga), Paolo Scognamiglio, Carlo Vitelli, Nino Gaeta, timoniere Vincenzo Sorrentino, quest’ultimo diventato famoso, anni dopo, quale “navigatore solitario” e recordman delle distanze Castellammare-Roma e Roma-Tripoli percorse in canoa.
Ero un sedicenne libellista allorché fui inserito nel clan allievi-canottieri per le prime esperienze remiere, sotto la guida dell’esperto maestro, marchese Costa, del Circolo Canottieri Napoli, il quale veniva dal capoluogo a illuderci di poter smuovere l’approdo della banchina antistante il Nautico con le remate istruttive.
In pari tempo ci affascinava col miraggio di partecipazione alla Pattinson, competizione che insieme alla Lysistrata, era selettiva per i titoli nazionali.
Svincolo del remo dall’acqua col movimento dei polsi e ampiezza di vogata con attacco e distensione sui carrelli costituirono l’apprendistato di noi giovani protesi, col difficile tirocinio, ad eguagliare la valentia degli adulti, meticolosamente allenati per le competizioni. Noi canottieri eravamo inibiti dal frequentare le sale del grazioso chalet, sede del Nautico, tuttavia la paternità del Comm. Giuseppe Mannara succeduto nella Presidenza al Comm. Cozzolino, consentì contrattazioni, d’altronde inevitabili date le ubicazioni di spogliatoi, docce e servizi igienici siti al lato sinistro del salone d’ingresso. Appartenente a classe di reputata signorilità e non meno mecenate degli Enrietti, ing. Monticelli, avv. Salvatore Turcio, il Comm. Mannara, democratico per eccellenza, espresse la propria prodigalità col dono della Marta, iole a quattro, in omaggio della consorte, nata Fusco, e stabilmente strutturando l’equipaggio della iole a Otto assestandone l’efficienza a livello da poter realizzare il sogno più ambito, la vittoria della Lysistrata.“
Al Mannara seguirono l’avv. Catello Gaeta, l’avv. Nicola Greco, il notaio Giuseppe Fienga, una pentarchia composta dal cav. Francesco Buonocore, l’avv. Vincenzo Criscuolo, il cav. Raffaele Pagliara e il cap. Vincenzo Sorrentino. Ma nel frattempo i tempi erano mutati, e il nuovo clima politico produsse come presidente il cav. Giovanni Vollono, segretario cittadino del Partito Nazionale Fascista, che probabilmente contribuì al cambiamento del nome del sodalizio, da Circolo Nautico Stabia a Fascio Nautico Stabia, avvenuto il 30 aprile del 1927.
Il dott. Vincenzo Imparato senior afferma che “seguirono, se così può dirsi, anni di appiattimento dell’attivismo sociale“, sebbene vivacizzati da tre avvenimenti che distinsero ancora una volta il Nautico. Il primo fu la venuta, in un anno imprecisato tra il 1921 e il 1935, del re Giorgio V d’Inghilterra che sbarcò all’imbarcadero del Circolo ricevuto dal vice console inglese, socio dello Stabia, ing. Ettore Sacco Albanese, visitò i locali, ricevette l’omaggio festoso dei soci per poi proseguire per Pompei.
Seguì il 17 maggio del 1927 la visita di Vittorio Emanuele III re d’Italia. Da un fascicolo da me rintracciato nell’Archivio Storico del Comune è stato possibile ricostruire minutamente tale avvenimento. Da un’ordinanza di servizio del Commissariato di P.S. si apprende che il giorno 17 maggio, martedì, alle ore 16,30 vi sarà la visita “di S.M. il RE d’Italia a Pompei (Scavi) con sbarco dal C.T. Confienza alla banchina prospiciente il Fascio Nautico Stabia e con ritorno a Castellammare e imbarco dalla sede del predetto Fascio Nautico sullo stesso Cacciatorpediniere.”
Questo il programma: “ore 16.30 Arrivo a Castellammare e sbarco di S.M. il RE di Italia che sarà ricevuto sulla banchina prospiciente la sede del Fascio Nautico Stabiese dal Podestà, Comandante del Cantiere, Pretore, Vescovo” etc. “Nei due recinti laterali della sede del Circolo Nautico lato mare, saranno ammessi i soli soci e la Stampa. Nella Sala, a sinistra, le famiglie dei soci, a destra Ufficiali ed altre autorità, dietro apposita corda, in modo da lasciar libero il passaggio. Nel cortile (giardino) a sinistra Orfani di Guerra e Balilla, a destra piccole italiane, ex combattenti e mutilati, parimenti dietro apposita corda. Attraversato il Circolo, S.M. partirà in automobile per Pompei” attraversando via Mazzini, Piazza Principe Umberto, Corso Garibaldi, Traversa Ferrovia, piazza Ferrovia, via Napoli, piazza Principe di Napoli, via Cimitero, chiesa Postiglione, diretto a Torre Centrale Pompei.
Questo l’invito ricevuto dai soci del Circolo: “Egregio Consocio, Martedì prossimo alle ore 16 S.M. il Re sbarcherà al Circolo Nautico per recarsi a Pompei. La S.V., volendo, potrà assistere a tale sbarco, trovandosi nelle sale del Circolo non oltre le ore 15.30, ora in cui si chiuderanno i cordoni. Dato che le sale del Circolo dovranno ospitare anche le Autorità civili e militari, è pregata di intervenire con la sua famiglia, escludendo conoscenti e bambini. Con profonda osservanza. Il Presidente avv. Giuseppe Cozzolino.“
Non sarà certo sfuggito che il presidente Cozzolino, rivolgendosi ai soci, usa l’espressione Circolo Nautico e non Fascio Nautico. Lascio le conclusioni all’attento lettore. Dal fascicolo da cui stiamo attingendo apprendiamo anche la composizione all’epoca del Consiglio Direttivo ad appena sei anni dalla fondazione del Circolo. Presidente: avv. Giuseppe Cozzolino, Vice Presidenti: cav. Giuseppe Mannara e cav. Giovanni Vollono, Consiglieri: cav. Francesco Buonocore, console MVSN Maresca, seniore Gaetano D’Auria, cav. Ettore Ovazza.
Ecco, infine, l’elenco ufficiale dei Soci Fondatori del 1921, tratto da un documento ufficiale coevo, inviato a quell’epoca all’Autorità di Polizia: “dott. comm. Francesco Monti, cav. Giovanni Nasti, dott. Paolo De Fusco, cav. Ettore Ovazza, Raffaele Striano, cav. Giovanni Vollono, rag. Gaetano D’Auria, console Maresca, comm. Gioacchino Rosa Rosa, prof. Ugo Saffiotti, avv. Pietro Angrisano, ing. Alfonso Mosca, Giosuè Gambardella, comm. Giovanni Signorini, comm. Giosuè Ravone, avv. Giuseppe Cozzolino, notaio Giuseppe Fienga, cav. Giuseppe Mannara, cav. Francesco Paolo Ruocco, cav. Francesco Salvati, cav. Francesco Buonocore, avv. cav. Luigi Cannavale, comm. Luigi Del Gaizo, Gr. Uff. Carlo Enrietti“. Seguono, poi cinquantotto Soci Ordinari.
Il terzo avvenimento di una certa rilevanza per il Circolo fu il raid Roma-Tripoli, del capitano Vincenzo Sorrentino, canottiere e allenatore gialloblù, riportato da tutta la stampa nazionale e filmato dall’Istituto Nazionale Luce. Questi, alle 11.45 del 2 giugno 1930, alla guida del canoino costruito nei Cantieri Ezio Carlesi di Livorno, battezzato per l’occasione “Stabia” e con il motto “Post fata resurgo“, partì dall’imbarcadero sul Tevere del Circolo Canottieri “Aniene” di Roma per giungere sino a Tripoli. Era stato varato alla presenza del generale Giorgio Vaccaro, presidente dell’Aniene, e tenuto a battesimo da Adelaide Ausiello, moglie del podestà di Castellammare.
Inalberava, a prua, il guidone del Circolo Nautico Stabia, e quando giunse nelle acque di Castellammare fu scortato sin quasi fino a Sorrento dall’Otto jole dello Stabia. L’impresa destò notevole ammirazione e contribuì a far conoscere il nome del Circolo Nautico Stabia a livello nazionale. Al cap. Vincenzo Sorrentino fu conferita una grande medaglia d’oro dello speciale conio federale e diploma della Reale Federazione Italiana di Canottaggio dal suo presidente ammiraglio Luigi di Simbuy, che affermava “abbiamo dato comunicazione al Comitato Sezionale Partenopeo di questa R.F.I.C. e al Fascio Nautico Stabia di questo premio“.
Al cav. Giovanni Vollono seguì, come presidente del Circolo, il console Vincenzo Spinosa e ancora nel 1936 l’avv. Giuseppe Cozzolino. Questi ridiede notevole impulso allo sport remiero, tanto da istituire una Scuola di Canottaggio: “…alla quale potranno appartenere giovani di età non superiore agli anni 21. Detta scuola ha lo scopo precipuo di generalizzare lo sport del remo in tutta la gioventù stabiese, che ne abbia i requisiti fisici e morali“.
Memorabili furono, secondo le cronache cittadine, la due giorni di regate a Remi e a Vela organizzate dal presidente Cozzolino il 29-30 agosto 1936 e il 4-5 settembre dell’anno successivo.
Per il canottaggio vi furono gare di Due con, Quattro con e Otto jole, cui parteciparono, oltre allo Stabia, i circoli napoletani R.C.C. Italia, R.C. Canottieri Savoia, R.C. Canottieri Napoli, Circolo Nautico Giovinezza.
Ma ahimè la politica, come sempre, incombeva. Difatti le “superiori autorità” imposero, con atto del 20 luglio 1936, la modifica dello Statuto Sociale del 1921, inserendo al 3° comma dell’art. 38: “La carica di Presidente viene designata dalle Alte Gerarchie del Partito Nazionale Fascista su proposta della Federazione Italiana di Canottaggio, mentre le altre cariche, compresi i due Vice Presidenti, saranno designate dal Presidente.”
Difatti il 13 settembre del 1938 l’avv. Cozzolino, ultimo presidente eletto dai soci, sarà costretto a dare le consegne al dott. Manlio Fusco, in “ottemperanza all’articolo 642 del foglio Disposizioni n. 52 del Partito Nazionale Fascista.”
Ed è significativo che il Cozzolino non fu presente alle consegne, ma si fece rappresentare dal vice presidente T.Col. Ing. Gian Guido Bordoli.
Con successiva modifica statutaria, presidente Manlio Fusco, fu epurato anche il nucleo dei soci fondatori del 1921, con la seguente disposizione: “Alla categoria dei fondatori possono appartenere solo gli iscritti al Partito Nazionale Fascista,” con buona pace per l’autonomia del Circolo.
Il Fusco, però, ebbe il merito di ottenere dal Comune una parte di suolo comunale per la realizzazione di un campo di Pallacorda, come si diceva in tempi di autarchia linguistica. Oggi diremmo un campo da Tennis, che fu realizzato nel 1939.
L’ultimo presidente, prima della distruzione del 1943, fu il rag. Ferdinando Scioli. Ma “la guerra – ricorda il dott. Imparato – con i suoi lutti e tragedie, non esentò il Nautico dal mantenersi in efficienza di vita, così come era avvenuto fino alla dichiarazione delle ostilità del 10 giugno 1940.
Le attività sociali e sportive furono bloccate e tradotte in inerzia a causa di richiami alle armi, dell’emigrazione di gran parte dei Soci in luoghi più sicuri, non obiettivi d’incursioni aeree, della paura che anche Castellammare fosse miraggio di tremendi bombardamenti. Restammo in pochi, numerabilissimi a ritrovarci seralmente nel circolo ad essere dimentichi, per qualche ora, delle quotidiane tensioni sofferte“.
Quindi, in seguito ai noti eventi bellici, sin dall’8 maggio del 1942 il Circolo era stato occupato per le esigenze di servizio dal 426° Battaglione Costiero e, dopo l’8 settembre 1943, fu occupato da senzatetto. Finché il 30 settembre 1943 fu definitivamente requisito dall’esercito inglese d’occupazione “for immediate use in the military service“, con decreto n. 1215/i.
Ma se questo segnò la fine delle attività sociali, quelle sportive, in particolare il canottaggio, continuarono; anche in virtù dell’alta considerazione che questo sport – rowing – godeva presso le autorità inglesi. Infatti sin dal 26 agosto 1944 il comando alleato aveva autorizzato i canottieri ad allenarsi nello specchio d’acqua tra Castellammare e Torre Annunziata con le due iole esistenti, “possono andare e venire a loro piacimento, ma è da fare attenzione di non accostarsi alle navi ancorate nella baia” e “during the hours daylight.“
Finita l’occupazione alleata, il 14 giugno 1945 il Circolo fu consegnato al cav. Raffaele Perna, sindaco della città, che lo restituì ai pochi soci rimasti.
LA RIFONDAZIONE DEL 1946
“Alla comunità sociale – continua Vincenzo Imparato – consistita a quella data in non oltre una ventina di persone rimaste a Castellammare per ragioni professionali o impegni d’ufficio, fu restituito un rudere diroccato, lurido, puzzolente di nafta e per giunta ancor più sfigurato dalle razzie barbare del settembre ’43.”
Alla riunione organizzata nel dicembre del 1945, “per addivenire alla decisione di ridare fondazione al Nautico oppure restituire al Demanio l’area occupata dallo chalet fino a quella data“, furono presenti: il rag. Ferdinando Scioli, avv. Pietro Angrisano, prof. Catello Sorrentino, rag. Ettore Ovazza, barone Flavio Girace, sig. Amedeo Senigallesi, sig. Paolo Scognamiglio, dott. Vincenzo Imparato, sig. Mario Vanacore, cav. Luigi Del Gaudio, cav. Francesco Ingenito, magg. Raffaele D’Auria, rag. Vincenzo Santoro, cav. Francesco Buonocore, rag. Manfredi Abenante, sig. Filiberto Mirra, rag. Ottavio Mannara, rag. Giuseppe Buonocore, sig. Mario Spagnuolo, cav. Francesco D’Apuzzo.
Questa la cronaca della riunione: “Nello squallore di quella saletta (la ex presidenza), seduti su casse vuote e in piedi, si svolse il brevissimo conciliabolo sul prendere o lasciare rappresentatività nel ruolo delle relazioni ufficiali, posto come unico argomento all’ordine del giorno. Non ci furono esitazioni nell’impegno di far risorgere il Nautico e ripristinare decoro e importanza di rappresentatività nel ruolo delle relazioni ufficiali, qualifiche che dal 1921 l’avevano distinto. Ci quotammo per una contribuzione di trentamila non inflazionate lire di allora e fu merito del signor Mario Vanacore di raccogliere da quanti altri consoci rientrarono in città le adesioni al riassetto della sede.“
Difatti i presenti alla prima riunione, riunitisi in Assemblea Generale, con atto per notaio Giuseppe Fienga del 13 gennaio 1946, elessero il nuovo Consiglio Direttivo, che risultò così composto: Presidente: avv. Pietro Angrisano, Vice Presidente: rag. Ferdinando Scioli, Consiglieri: cav. Luigi Del Gaudio, prof. Catello Sorrentino, cav. Francesco Ingenito, Segretario: sig. Mario Vanacore.
Altre integrazioni e modifiche furono, poi, apportate dalle Assemblee Generali dei soci del 9 giugno 1946, il 2 e 26 marzo 1947 e il 9 novembre 1947.
Nell’assemblea del 2 marzo 1947 fu eletto come presidente il dott. Catello Sorrentino che diede nuovo slancio al canottaggio, affidandone la direzione tecnica all’allenatore Gigino Di Capua, già canottiere con Renato Schettino, Enzo D’Avino e Gigino Aracri negli anni dell’anteguerra.
Il frutto di questo lavoro fu l’entusiasmante vittoria nella regata nazionale di Siracusa del 21 agosto 1949 nel Quattro jole esordienti, composto da Cacace, M. Marolda, G. Marolda, Siano, tim. Perna.
Subito dopo la direzione tecnica passa a Russo del C.N. Posillipo che allestisce un Quattro con composto da Salvatore Lusciano, Mario Ildenni, Fulvio Lopez, Antonio Cesarano, tim. Salvatore Perna.
Nel 1951 il presidente Michele Rossano affida l’incarico di allenatore a Giuseppe Tassan.
La presenza di questo tecnico diede nuovo impulso al nostro sport, alimentato dai non dimenticati senior dell’epoca: Renato Schettino, Leonardo Pagano, Elio Spina, Andrea La Puca, Enzo Troiano, Gildo Petaccia, Mario Siano, Enzo Cuomo, Peppe Gaeta, Valentino Vecchione, Aniello Pappalardo, Nicola Cacace, Renato Rocco, Enzo Cannavale, Pierino Cascone, i fratelli Marolda, Silvano Cannavacciuolo, Salvatore Perna (tim.) e, successivamente, dai giovani Pasquale Gaeta, Antonio De Rosa, Bruno De Stefano, Giorgio Criscuolo, Renato Pappalardo, Enzo Sammarco, Pino Menetti e molti altri di cui non ricordiamo più il nome.
Tassan allestì subito due Quattro jole. La prima era composta da Nicola Cacace, Mario Siano, Renato Rocco, Pino Menetti con il timoniere Salvatore Perna, detto il presidente; la seconda da Enzo Cuomo, Calvanico, Valentino Vecchione e Tavarelli. E già nel maggio del 1951, alle regate di apertura a Napoli, la prima barca si classificò seconda dietro l’Ilva.
Dopo la partenza di Tassan nel 1954 e la breve esperienza con il tecnico Lovati, il presidente Guglielmo Vanacore nel 1956, prima affidò la responsabilità degli allenamenti a Enzo Cuomo e poi a Marra del Circolo Nautico Posillipo.
Enzo Cuomo compì la prima rivoluzione per lo Stabia con l’allestimento di un equipaggio femminile composto da Iolanda Pappalardo, Rita Sorrentino, Wanda Aracri e, all’inizio, dallo stesso Enzo Cuomo, cui si aggiunsero, nel tempo, Carmen Ingenito, la marchesina Vanna Cardone, Maria Vanacore che parteciparono, nel 1958, ai Campionati del Mare di Sorrento ottenendo il secondo posto.
Negli stessi anni fu acquistato il primo Quattro fuori scalmo, battezzato “Aida” in onore della signora Aida Scarselli, moglie del Presidente Vanacore.
Erano quelli gli anni in cui Castellammare viveva ancora la stagione di affermata stazione turistica. Sul suo lungomare si affacciavano d’estate due stabilimenti balneari, La Limpida e Il Moderno, montati in legno in stile tardo liberty. Di mattina il bagno marino e di sera gran ballo con elezione di varie miss.
Il Palazzo reale di Quisisana, antica dimora di re Angioini e Borbone, trasformato sin dalla fine dell’800 in elegante albergo, Royal Palace Hotel Quisisana, di sera accoglieva nel suo parco i giovani leoni stabiesi a caccia delle teenager forestiere.
In questo clima anche il Circolo Nautico Stabia faceva la sua parte. Inserito da sempre nel circuito culturale e mondano cittadino, l’ammissione al Nautico costituiva per molti quel riconoscimento ufficiale di appartenenza alla media borghesia stabiese. Per questo le feste ivi organizzate ricevevano gli onori dei mosconi del “Roma” e del “Mattino”. Perfino il battesimo di una nuova imbarcazione era considerato avvenimento cittadino con tanto di Vescovo e autorità civili e militari.
Tra i tanti personaggi succedutisi nelle sue sale chi non ricorda il marchese D’Auria Filangieri e il suo ineccepibile, quasi didascalico, baciamano: un vero maestro. Il pittore D’Angelo, artista e buontempone, sosteneva che il marchese, per tenersi in allenamento, nascondeva in casa una mano di legno che regolarmente baciava per lo meno per tre ore al giorno. Il rag. Ugo Iorio, maestro di scacchi che quando perdeva con il dott. Maresca, detto il leone, era costretto a subire il nostro coro greco tratto dalla Gerusalemme Liberata (ci pare): “Ed ei del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto“. Con grande ilarità generale, anche dello stesso sconfitto.
Mario Spagnuolo e le sue campagne di pesca con il conte Cesare Coppola. Secondo i maligni non pescavano mai nulla, ma il pesce che esibivano era stato acquistato presso qualche pescatore. A volte lo Spagnuolo si addormentava avanti al televisore e regolarmente veniva legato sulla sedia dal marchese Gaspare Cardone e dal barone Aldo Celoro, con fracasso generale appena si svegliava.
Chi non ricorda le feste da ballo, sempre con giacca e cravatta, anche in pieno agosto, e lì noi giovani sempre a protestare invano. Quando si ballava la pista era circondata, quasi assediata, da tutte le signore che con lornietta e occhiali sorvegliavano la correttezza del ballo.
Ma con il canottaggio si cominciò a fare sul serio nel 1958 con la nomina ad allenatore di Arturo Cascone, canottiere dello Stabia, e con la presidenza di Giovanni Greco.
Questo presidente, vera figura di sportivo e di gentiluomo, che ha legato il suo nome a uno dei più bei periodi della storia del Circolo, seppe, pur nelle ristrettezze economiche del tempo, dedicarsi sia allo sport che al decoro della sede sociale. Infatti con due soli equipaggi riuscì nel corso del 1958 e, ancor più, nel 1959 a conquistare trofei ambitissimi. Nel 1958 i canottieri stabiesi conquistarono la Coppa Città di Marsala e nel 1959, con appena otto atleti, il 25 aprile la Coppa Pinto e la Coppa Pattison, e il 24 maggio la Coppa Michele Conforti e la Targa Bruno Sorich, con Michele D’Agostino, Vincenzo (Gegè) Amura, Nicola Cuomo, Nicola Del Gaudio, Nunzio Martone, Francesco Cesarano, Francesco Balsamo, Salvatore Guarino, tim. Ravallese.
E finalmente ai Campionati Italiani di La Spezia dell’8-9 agosto 1959 il Quattro di punta con timoniere Allievi conquistò al Circolo il suo primo titolo italiano, con Francesco Cesarano, Gegè Amura, Nicola Cuomo, Salvatore Guarino, tim. Matteo Ravallese.
Nell’aprile del 1958 si verificherà un avvenimento che inciderà in misura determinante per la storia sportiva dello Stabia, l’inizio dell’attività remiera di uno sconosciuto diciottenne di Pompei, studente del Liceo Classico “Plinio Seniore” di Castellammare: Giuseppe La Mura.
Ma nel novembre 1959 Arturo Cascone, per motivi di lavoro, è costretto a lasciare la direzione tecnica dello Stabia per andare al Posillipo e l’incarico viene affidato a Matteo Ravallese, un giovane timoniere preso da Cascone dalla Marina Militare.
Dopo alcuni successi, quali un terzo posto alle regate nazionali di Padova, un sesto posto ad una gara internazionale all’Idroscalo di Milano e qualche risultato del Due jole di La Mura e Vicinanza, la mancanza di mezzi finanziari determinerà un affievolimento delle partecipazioni alle regate.
Tanto è vero che alcuni atleti, tra cui La Mura, saranno costretti a tesserarsi con il Circolo Nautico Posillipo per proseguire l’attività remiera a più alto livello.
Ma, pur nella ristrettezza dei mezzi, la fiaccola non si spegne, anzi viene raccolta dai senior Ciccio Cesarano, Francesco Balsamo, Salvatore Guarino, Nunzio Martone, Antonio Buccarelli (tim.), Nello Lambiase (tim.) e dai giovani Nicola Lombardi e Gaetano Nastro che, insieme con Vincenzo Paragallo, Peppe Corcione, Vittorio Donnarumma, Domenico Parmigiano (tim.), Michele Murolo, Paolo Angrisano, Franco Milano, Luigi Martoriello, Catello Spagnuolo, Nando Montagnano, porteranno avanti il canottaggio nel Circolo.
Vi saranno infatti nel 1963 alcuni onorevoli piazzamenti in regate interzonali di Napoli, con il secondo posto nella Coppa Pepe del Quattro con (Gaetano Nastro, Peppe Corcione, Vincenzo Paragallo, Salvatore Silvestri, tim. Matteo Ravallese) e l’anno successivo il secondo posto del Quattro con (Milano, Di Maio, Montagnaro, Murolo, tim. Matteo Ravallese).
Nel 1964 la vittoria del Quattro con (Gaetano Nastro, Peppe Corcione, Vincenzo Paragallo, Salvatore Silvestri, tim. Matteo Ravallese) nella Coppa Maione e nel Due con, con Nastro, Paragallo, tim. Ravallese.
Poi gli anni bui. Nel 1964 Ravallese va via da Castellammare e fino al 1966 vi è solo qualche sporadica partecipazione alle zonali di Napoli.
Nel 1967 la svolta. Ritorna Arturo Cascone richiamato dal presidente Pio Angrisano, che ha deciso di dare nuovo impulso allo sport del remo. Ma dopo appena un anno Cascone riceve proposte migliori dall’Esperia di Torino e la direzione tecnica viene affidata a Aldo Calì che, tra il 1968 e il 1970, rinnova il parco atleti con molti giovani, conseguendo ottimi risultati anche in campo internazionale, con il terzo posto nel Due con ai Campionati Europei junior di Berlino del luglio 1970 e al Pentagonale di Castelgandolfo dell’agosto dello stesso anno dove, per la prima volta, un equipaggio del nostro Circolo vestirà la maglia azzurra con Antonio Schettino, Andrea Coppola, tim. Maurizio Zingone.
L’anno seguente la direzione degli allenamenti è affidata all’atleta Bruno Zingone che nel 1971 sarà affiancato da Peppe La Mura.
In tale anno, il 25 febbraio, giunge il primo riconoscimento del CONI, con il conferimento della Stella d’Argento al Merito Sportivo alla bandiera del nostro Circolo, “quale riconoscimento per quei sodalizi che hanno ben meritato nella causa dello sport, per tanti anni servito ed onorato“.
Nel 1972 il responsabile del canottaggio è il solo La Mura e giungono i primi risultati: il Due jole seniores, composto da Enrico La Mura, Andrea Coppola, timoniere Giuseppe Di Capua, è secondo ai campionati italiani di Bari, mentre altri due equipaggi, il Due Senza seniores (Alfredo Acanfora, Antonio La Padula) e il Due con seniores (Enrico La Mura, Andrea Coppola, tim. Di Capua) sono quarti ai Campionati Italiani di Lago Patria.
Seguono per gli atleti anni di grande impegno e immensi sacrifici, arrisi da molteplici piazzamenti d’onore a livello nazionale.
Nel 1973, sotto la presidenza di Giovanni Uberti, due secondi posti ai Campionati Italiani di Mantova con il Due senza (Antonio La Padula e Carmine La Mura) e il Due con seniores (Enrico La Mura, Andrea Coppola, tim. Giuseppe Di Capua).
Nello stesso anno, il 7 settembre 1974, varca per la prima volta la porta del Circolo Peppe Abbagnale, seguito dai fratelli Carmine, nel 1977, e da Agostino nel 1981.
I tempi sono maturi e il 27 aprile 1975, presidente Giovanni Greco, Antonio Dell’Aquila conquista il Titolo Italiano a Chiusi nel Canoino, a distanza di sedici anni dal primo titolo conseguito dal Circolo. Dal 1975 al 1995, ininterrottamente per vent’anni, i canottieri del Circolo Nautico Stabia conquistano ben 56 titoli italiani, con una media di circa tre titoli all’anno, proiettando il Circolo Nautico Stabia ai vertici del canottaggio nazionale.
Ma non basta. Ben presto arrivano anche le prime affermazioni in campo internazionale. Infatti ai Mondiali juniores di Villach del 1976 spicca un nono posto del Due con con il giovanissimo Giuseppe Abbagnale e Mario Bandino, tim. Di Capua; mentre l’anno successivo, presidente Franco Scarselli, l’Otto con federale, con Giuseppe Abbagnale, è settimo ai Mondiali juniores di Tampere.
Nel 1979, dopo un settimo posto di Carmine Abbagnale nell’otto con federale ai Mondiali juniores di Mosca, spicca il settimo posto conquistato nel Due con ai Mondiali di Bled da Giuseppe Abbagnale, Antonio Dell’Aquila, tim. Giuseppe Di Capua.
Nel 1980 il Due con del Circolo Nautico Stabia rappresenta l’Italia alle Olimpiadi di Mosca, vincendo la prestigiosa piccola finale. Nello stesso anno, però, Dell’Aquila lascia il canottaggio, sostituito dal diciannovenne Carmine Abbagnale, fratello minore di Giuseppe. È la svolta.
Ma è il 1980 che consacrerà per la prima volta un atleta del nostro Circolo campione iridato. Parliamo di Ciccio Esposito, il più grande atleta stabiese di tutti i tempi, che ai Mondiali Pesi leggeri di Hazewinkel, nel Doppio federale con Ruggero Verroca (Circolo Barion), conquisterà il primo dei suoi nove titoli mondiali (1980, 1981, 1982, 1983, 1984, 1988, 1990, 1992, 1994), senza contare le sette vittorie a Lucerna (1981, 1985, 1986, 1990, 1991, 1992, 1994), sei medaglie d’oro agli Internazionali di Francia (1981, 1982, 1985, 1986, 1987, 1992), cinque Memorial P. D’Aloja, 13 titoli di Campione d’Italia e primo atleta italiano a cui è stato assegnato il Premio Keller, riconoscimento internazionale della FISA (1996).
Sempre nel 1980, il 17 agosto, Carmine Abbagnale, in coppia con Maurizio Cimmino, tim. Aniello Greco, è quarto ai Mondiali juniores di Hazewinkel nel Due con.
L’anno successivo, 1981, inizia l’epopea dei fratelli Abbagnale e del timoniere Peppiniello Di Capua, con la vittoria ai Mondiali di Monaco, che consentirà la conquista di ben sette titoli mondiali (1981, 1982 Lucerna, 1985 Hazewinkel, 1987 Copenaghen, 1989 Bled, 1990 Tasmania, 1991 Vienna), due allori Olimpici (Los Angeles 1984, Seoul 1988), cinque medaglie d’oro alla Grande Regata di Mosca (1982, 1983, 1985, 1987, 1988), i Giochi del Mediterraneo (Atene 1991), quattro Internazionali di Francia (1979, 1984, 1985, 1993), 29 titoli di Campione d’Italia per Giuseppe, 23 per Carmine, 28 per Di Capua.
Ma il nostro prestigioso Due con, oltre alle innumerevoli vittorie in regate internazionali, detiene un altro invidiabile record: quello di aver vinto per tre volte consecutive a Lucerna (1983, 1984, 1985) la International Ruderregatta Rotsee-Luzern, assicurandosi un trofeo (a forma di orologio da tavolo) che prima d’allora nessuno era riuscito a portare a casa. Solo per curiosità ricorderemo che il nostro prestigioso “Due con” ha vinto anche una gara in “Due senza” agli Internazionali di Vienna del 1990.
Non vorrei, a questo punto, dimenticare la medaglia d’oro di Agostino Abbagnale, un altro atleta del Circolo Nautico Stabia, vinta nel Quattro di coppia alle Olimpiadi di Seoul (1988) e i 10 titoli italiani vinti con lo Stabia.
Per tutta questa attività e per il contributo dato al canottaggio nazionale, il 13 aprile 1984 (prt. n. 777) al Circolo Nautico Stabia è stata conferita la più alta onorificenza del CONI, la Stella d’Oro al Merito Sportivo.
Vorremmo qui ricordare i nomi di tutti gli altri atleti che, con i loro sacrifici, le loro rinunce, il loro amore verso uno sport che non dà ricompense economiche ma solo morali, tanto hanno contribuito a tenere alto il nome del nostro Circolo e della nostra Città.
Senza dimenticare i dirigenti, gli allenatori e i soci tutti che, anche a costo di notevoli sacrifici, anche in tempi difficili, non hanno fatto mancare il loro sostegno morale e finanziario a tante imprese.
Cominciamo dai campioni italiani Ferdinando Formisano (1976), Domenico Aiello (1976 e 1977), Gennaro Cavaliere (1978 e 1981), Alfonso Schiano (1979 e 1981), Aniello Greco, timoniere (1979, 1980, 1982 e 1984), Maurizio Cimmino (1980 e 1981), Benedetto Nastro (1982 e 1983), Vincenzo Verde (1982 e 1983), Massimo Paradiso (1984, 1985, 1986, 1987 e 1988), Carmine Robert La Mura (1984, 1985, 1986, 1987 e 1988), Salvatore Nastro (1984), Aniello Zeccato (1985), Orazio Milano (1985 e 1988), Agostino Abbagnale (1986, 1987 e 1988), Luca Martorano (1987), Francesco Scote (1987), Stefano Bezzeccheri (1987 e 1993), Vincenzo Santaniello (1987 e 1993), Antonello D’Apice tim. (1987), Gioacchino Cascone (1990, 1991 e 1993), Alessandro Izzo (1990, 1991 e 1993), Antonio Cirillo tim. (1990 e 1993), Antonio Vescovo (1991 e 1993), Salvatore Amitrano (1992 e 1994), Antonio Albano (1992 e 1993), Luca Di Martino (1993), Catello Amarante (1994), Giovanni Di Stefano (1994).
Tra i dirigenti dell’ultimo splendido ventennio non possiamo non ricordare il presidente Pasquale Gaeta, che credette in La Mura e lo seguì in tutto, nelle gare, negli allenamenti e, perché no, anche nelle contestazioni. Molti di noi ricordano ancora le infuocatissime Assemblee Sociali con La Mura e Gaeta contro tutti. L’aggressivo Geppino Cesarano, consigliere al Canottaggio, impetuoso quanto appassionato di uno sport che non aveva mai praticato. Di lui ricordiamo il linguaggio fiorito, a volte anche robusto, ma sempre a difesa degli atleti. Il conte Marino Coppola, gentiluomo d’altri tempi, compìto, elegante, brillante accompagnatore della squadra. Ciccio Landolfi che in piena maturità approdò al Circolo, divenendone attento ed equilibrato tesoriere. Ricordiamo ancora l’amore e l’affetto con cui accoglieva in segreteria i giovanissimi nuovi aspiranti canottieri, magnificando le imprese dei veterani. Non credo di svelare un gran segreto rivelando che l’anonimo donatore di vari canoini fu appunto lui. Alfonso La Condoleo, che dopo aver vissuto in prima persona lo sport della Vela, approdò al Nautico divenendone appassionato dirigente. Il cav. dello Sport Michele Illiano che pose tutta la propria esperienza sportiva maturata nel Nuoto al servizio del Circolo. La segretaria Annamaria, figliola del timoniere Salvatore Perna, attenta e preziosa collaboratrice. L’allenatore Giuseppe La Mura, il vero artefice della rivoluzione remiera, l’inventore della vogata all’italiana, che ha proiettato il nostro canottaggio a livelli mai prima raggiunti. I suoi collaboratori, Vincenzo Cavallaro per anni scrupoloso e attento medico sociale, Antonio Venditti e Antonio La Padula, continuatore quest’ultimo dell’opera intrapresa da La Mura nello Stabia.
Ricordiamo anche i dirigenti dell’ultima generazione, anche se si può dire nati nel Circolo, i presidenti Pippo D’Angelo e Antonio Cascone continuatori di una tradizione di stile e di sport, le vere caratteristiche del Circolo Nautico Stabia. Un’istituzione che, in settantacinque anni di vita, attraverso innumerevoli vicissitudini, ha svolto e continua a svolgere il ruolo che le è proprio, quello di avvicinare i giovani allo sport, al vero sport, uno sport puro che educa alla vita, al sacrificio, alle sofferenze, alle conquiste.